Copertina — La musa che smarrì il poeta

La musa che smarrì il poeta

Da quale fonte attingi, mio cuore, che sempre torni ad amare?

— da Il bene nei tuoi occhi

Presentazione
La musa che smarrì il poeta
Improvvisamente
non ho più avvertito
il tuo sguardo su di me,
ho sentito la violenza
della frusta
sulla mia schiena nuda.
Non bruciava più
la mia pelle
del brivido delle tue dita,
ma del sangue
lungo le ferite.
Il dolore e la paura
mi bloccavano,
e quando – con un ultimo sforzo –
sono riuscita voltarmi,
il mio cuore si è fermato
perché non c'eri più.
Ero andata avanti,
leggera nel tuo sorriso,
sospinta dal vento delle tue parole,
troppo leggera e veloce
per i pesi che trascinavi.
Gli anni sono stati gentili
con il tuo volto fanciullo,
ma un amore di tenebra
ha irrugato il tuo cuore,
e un'anima feroce
ti ha graffiato gli occhi.
Perdonami, ti ho smarrito,
sto venendo a cercarti,
la mia voce riaccenderà
il fuoco sopito
che ancora è in te,
le mie parole scivoleranno
sui tuoi versi
perché tu vi possa inciampare.
Avrò un altro volto,
i miei occhi
saranno deserto,
i miei capelli
ruberanno il nero alla notte,
sarò così bella
che il desiderio
travolgerà la disperazione.
Ma tu,
amore mio,
mi riconoscerai?
Volto
Dolcemente il tuo volto
stringevo tra le mani,
quando il Sole
si è insinuato
tra di noi,
rivelando il tuo profilo.
Al suo bacio
i tuoi capelli neri
   raccolti
brillavano come il mare
al sorgere della Luna.
Mentre li accarezzavo,
ti sei protesa
   verso di me,
hai aperto
gli occhi di deserto
che avevano catturato
l'aria rarefatta dei sogni.
Alla tua bellezza
mi sono dissolto in particelle di luce,
e mi sono posato
sul tuo volto.
Anime incendiate
Le mani si uniscono,
palmo con palmo,
dita serrate
a proteggere un segreto.
Con quanta forza
le labbra si cercano
e i fianchi si intrecciano,
ci scivoliamo addosso
con la furia della tempesta.
I nostri corpi si scagliano
l'uno contro l'altro,
animali irruenti
liberi da ogni giogo.
In questo sfrenato rincorrersi,
l'amore è così intenso
che l'amplesso
è un brivido che raggiunge
ogni anfratto
delle nostre anime celate.
Il piacere
grida
l'inappagato desiderio
di sciogliermi in te,
di confondere il tuo sangue al mio,
di respirare col tuo fiato.
Mentre i cuori rallentano
il loro inseguimento
e ridiamo perché
non riusciamo a staccarci,
i nostri volti si accarezzano
al calore delle membra sudate.
Non c'è più niente di estraneo
tra di noi,
le barriere a specchio
delle nostre gabbie
si sono infrante,
le anime non più celate
si sono toccate
e l'amore che brucia le stelle
le ha incendiate.

Dalla testimonianza di una schiava negli Stati Uniti.

Legata a un albero,
le mani giunte
come una cagna
in preghiera,
il mio corpo ciondola
allo schiocco
della tua frusta,
che dilania la mia schiena nera,
mentre il mio seno nudo
si scortica
contro la corteccia.
A ogni grido,
vecchia senza cuore,
mi colpisci con più forza
e il mio dolore
è trapassato
dalla furia del tuo odio,
che non ti lascia respirare.
Dai polsi lacerati
cola il sangue
che si mischia alle lacrime,
accecandomi.
Tutto brucia,
soffoco nella disperazione
delle preghiere inutili
innalzate a te,
idolo perfido.
Ancora, ancora e ancora,
la frusta mi colpisce,
non riesco
più a gridare,
le gambe mi abbandonano,
sulle ginocchia
invoco la morte.
Forse la mano
di un dio pietoso
mi solleva il mento
e mi dà la forza per dirti:
«se tu fossi me e io te, io non ti colpirei così».
Un dio ancor più pietoso
deve averti toccato il cuore,
hai smesso,
mi hai slegata
e con vergogna sei andata via,
curva sotto il peso
della tua amarezza.
Giaccio abbandonata
ai piedi dell'albero maledetto,
nel sangue, nelle lacrime
e nel piscio,
come l'immagine
di quel giovane inerme
che chiami Dio.
Etna
La montagna di fuoco
ha spezzato le catene,
spargendo il suo furore
sulle città degli uomini,
un cielo di tenebra
con perfidia voluttuosa
ha trascinato
il giorno nella notte.
Mentre l'oscurità
del ventre della terra
inghiottiva i cuori,
la forza del mare
con onde inarrestabili
respirava
la luce alla riva.
Pietà Rondanini
Il dolore scioglie la pietra
che si fa pianto,
strazio che deforma le figure.
Negli occhi che guardano
si conficcano le lacrime,
come lo scalpello dello scultore,
come i chiodi della croce.
Lo sforzo della roccia
sorregge l'abbraccio
che intreccia
la madre col figlio,
carnale sepolcro
dell'Essere
senza più vita.
Così il Nulla
si sgretola
nella morente mano
dell'artista,
e dalla bellezza sorge
la speranza.
Là, dove finisce il tempo
Sei apparsa
con un volto familiare,
per accompagnarmi
dentro la grotta lucente.
Tenendomi la mano
accarezzavi la parete
tagliandoti con le sue gemme.
Ti stavi ferendo
del mio dolore imprigionato,
ma non tremavi,
sorridevi.
Senza paura
ti lasciavi lacerare
conducendomi
al fondo della grotta.
Lì una sorgente
limpida e fresca
brillava tra i diamanti
che vi erano posati.
Hai immerso le mani e
immediatamente
il sangue ha smesso di scorrere.
Mi hai mostrato
le cicatrici
che splendevano
dei colori delle gemme.
Poi hai preso l'acqua
e delicatamente
mi hai accarezzato
le labbra con le dita,
il volto con le mani,
hai sciacquato le mie parole
da ogni male.
Accostando il tuo viso al mio,
in un sospiro hai detto:
«sono sempre stata con te,
non ti lascerò mai,
ti aspetto dove finisce il tempo».
Allora hai fatto
un passo indietro
e per la prima volta
ho notato i tuoi polsi trafitti.
Quando hai capito
che ti avevo riconosciuto,
sei scomparso
in un sorriso.
Il bene nei tuoi occhi
Non devo dimenticare
il bene nei tuoi occhi,
il sorriso di luce
nelle increspature delle onde,
che ha illuminato
l'abisso tetro
che avevo imparato
a chiamare casa.
Di me
non era rimasto
che l'accenno
di una flebile ombra tremolate,
una fiammella esangue
che lottava
per non affievolirsi,
quando mi hai guardato.
In un attimo,
soltanto in un attimo,
hai incenerito
eternità intrappolate
in anni,
e lo sguardo delle tenebre
senza rabbrividire
sono riuscito a sostenere.
Sperduto
nel tempo sperperato,
ero
una terra da depredare,
una risposta da sfruttare,
incatenato
alla squallida desolazione
di una stella senza calore.
Prezioso ai tuoi occhi
lo sono divento anche ai miei,
e adesso trovo il coraggio
di chiedermi con tenerezza:
da quale fonte attingi,
mio cuore,
che sempre
torni ad amare?
La musa che ritrovò il poeta
È accaduto quella sera
in riva al fiume,
tu ed io appoggiati al parapetto,
mentre iniziavamo
ad intuire
ciò che ancora non conoscevamo.
Sottovoce
mi mostravi quel luogo
caro al tuo cuore
e con sguardo lucente
mi fissavi,
confidandomi un segreto.
Avrei voluto
fermare il tempo,
fare di quell'attimo la nostra eternità.
Sfiorandomi la mano,
mi hai sorriso
con i tuoi occhi
sempre più profondi
e ti ho riconosciuta,
eri tornata,
mi avevi ritrovato.
Da quella sera
ogni parola è impregnata di te,
il mio cuore continua
a gettare versi,
un'emorragia
che il corpo rilascia
per non soffocare.
È una ferita
che non ho la forza
di rimarginare,
un tormento che pulsa come
un ascesso
che solo una penna può incidere.
Mi prosciuga
e quando credo che in me
non sia rimasto più niente,
il cuore ricomincia a gettare versi,
richiamato dalla tua voce,
che quella sera mi ha sussurrato,
«ti prego,
torna a scrivere,
non smettere mai».
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